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L’Osservatorio Nazionale sulla Violenza Domestica è nato nell’ottobre 2006 a seguito dell’Accordo di Collaborazione stipulato tra l’ISPESL (Osservatorio Epidemiologico Nazionale sugli ambienti di vita) e l’Università di Verona, alla presenza del Ministro della Salute.
Riferimenti di ogni attività
- Definizione di violenza domestica formulata dall’OMS nel 1996
“ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”
- Osservazione, rilevazione e monitoraggio attraverso gli “atti formali” registrati da Istituzioni pubbliche, anche con scopi diversi, che intercettano un atto di violenza in famiglia sono stati l’intuizione iniziali. Via via gli obiettivi si sono evoluti in analisi, interpretazioni, indicazioni per gli operatori e proposte.
- Indagine “a tappeto” e non ricorso a selezioni per campione. Tale scelta metodologica ha permesso di costruire una rete che avvia una quantificazione (e qualificazione) del fenomeno “oscuro”, agevolandone l’emersione. L’analisi degli eventi ha delineato un quadro di “criticità”: la riflessione su di esse e l’approfondimento sul quadro legislativo attuale hanno indicato la necessità di percorsi di mutamento.
L’attività dell’ONVD è oggi il risultato di un lavoro “a più mani” (universitari e criminologi, personale delle U.O. di Pronto Soccorso, Medici di Medicina Generale, personale dei Consultori familiari territoriali, operatori della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, Polizia giudiziaria e Magistrati). Ognuno contribuisce, per le proprie competenze specifiche, all’individuazione delle molte forme di abuso e di violenza e al tempo stesso all’indicazione degli atti operativi necessari.
Ad esempio, alcuni dati
2007
in una media provincia del nord-est
- eventi segnalati 2.593
- vittime direttamente oggetto di violenza domestica 2.393
La scelta di studiare la violenza in famiglia “a tutto tondo” ha permesso di conoscere con certezza che essa interessa ogni fascia sociale e culturale e che, pur essendovi una predominanza al femminile di vittime (ma il 39% è maschio!), è l’istituto “famiglia” in tutti i suoi componenti a essere coinvolto, frantumato dagli effetti dei processi di trasformazione dell’economia e della società globale.
Il 2007 è anno intermedio di rilevazione e tanto gli eventi segnalati che il numero di vittime si discostano di poco di anno in anno. Ancora, solo il 5% circa di queste vittime si ritrova nel corso degli anni, la restante percentuale è quindi “emersione” dal “numero oscuro”. |